Un manifesto programmatico?

02/05/2016

dopo l'assemblea trimestrale del Consorzio, riceviamo dalla socia Cristiana Smurra queste riflessioni, che molto volentieri pubblichiamo

nota: il titolo che aveva dato Cristiana è RIFLESSIONI MIGRANTI, CO-PRODUZIONI

è responsabilità della redazione il titolo:

quasi un MANIFESTO PROGRAMMATICO?

Il Consorzio Siciliano “Le GALLINE FELICI”, costituito da 21 aziende familiari, 4 cooperative sociali e da una ventina di realtà definite “PULCINI” (ossia fornitori esterni che ambiscono a diventare soci, dopo una lunga fase di incubazione e reciproca osservazione), produce una gamma di prodotti d’eccellenza rigorosamente secondo metodi naturali senza l'uso di prodotti chimici di sintesi, al 95% certificato, per il restante 5% autocertificato. 

Il Consorzio, nato ufficialmente 8 anni fa, è un’azienda siciliana in costante movimento. Da sempre, si è prodigato a costruire reti e ponti, con tante altre realtà italiane ed europee, che si muovono secondo gli stessi principi etici e le stesse logiche. 

Nel suo agire quotidiano e nello spirito delle realtà consorziate, non c’è soltanto l’obiettivo di produrre cibo buono e genuino, non impattanti con l’ambiente e con i diritti dei lavoratori. 

C’è anche, soprattutto, la spinta e la convinzione che la credibilità guadagnata sul campo e gli sforzi profusi nel corso degli anni debbano incidere ad attuare un simbolico e al contempo concreto cambiamento dal basso, verso la piccola rivoluzione gentile. 

Il Consorzio in questi anni, grazie al proprio DNA e al confronto con tante altre belle esperienze e teste dislocate in giro per il mondo, di fatto è diventato sotto molti punti di vista apri-pista rispetto a molteplici tematiche ed approcci, che lo rendono esempio per altri.

 

Partendo da queste semplici considerazioni e osservando con spirito critico ma propositivo lo scenario globale e i cambiamenti geo-politici rispetto ai quali occorre trovare il campo su cui confrontarsi e attivarsi, in occasione dell’ultima assemblea dei soci aperta anche agli amici “consumattori”, si è discusso di un nuovo modo di concepire la responsabilità sociale d’impresa (nei fatti da sempre attuata sia dal Consorzio sia dalle singole realtà ad esso aderenti), stanziando risorse economiche ed energie per darle forza e contenuto. Si è ragionato inoltre di co-produzioni. 

In tale ottica, basta a volte semplicemente la forza dell’esempio e il mostrare nuove prospettive, per cambiare il corso di una vita. 

Ne sanno qualcosa i ragazzi di Librino, quartiere periferico e degradato di Catania, che grazie ad atti di fiducia e di sostegno, hanno compreso che una via d’uscita esiste. Che si può ambire ad essere liberi e a rivendicare i propri diritti e la propria dignità, perché non si è soli!!

Nell’incontro con l’altro, che è un altro “te” e che ha voglia di parlare un linguaggio comune, basta soltanto volersi mettere in rete, in posizione di ascolto, senza pregiudizi.

E il gioco è fatto!!

Una possibile nuova opportunità, si aprirà per chi ha sempre visto sbattersi le porte in faccia.

Anche se è una piccola goccia nel mare, ha la forza intrinseca di diventare oceano.

E’ azione che cammina, che mostra e dimostra!! 

Ne sanno qualcosa anche i tanti giovani e le tante microscopiche realtà siciliane e del Sud Italia, che osservando i passi mossi in questi anni dal Consorzio, si sono messi in gioco, ritornando alla terra, scommettendo sulle proprie radici. Abbandonando il sogno del posto fisso o di un lavoro lontano dalle proprie attitudini e dal contatto vero con la gente, con la natura e in fin dei conti con il mondo in cui si vive. 

Ne sanno qualcosa le energie provenienti da diverse latitudini del globo, confluite nel progetto “RISORTI MIGRANTI”. In quest’esperienza, il cibo è stato prodotto per il consumo locale.  Chi possedeva la terra, gratuitamente l’ha messa a disposizione insieme agli attrezzi necessari e alle conoscenze agrarie, a quanti non ne avevano. Si è cercato di sostenere la nascita di nuovi potenziali imprenditori, ai quali è stata offerta un’opportunità concreta. Si è agito inoltre in ambito locale in termini di sensibilizzazione ad un consumo a km zero. (Per completezza d’informazione, il progetto, al momento, si sta evolvendo in altro, più complesso, con altri soggetti impegnati nell’accoglienza ai migranti) 

Su questi binari, si è scelto di continuare ad investire e credere in termini di formazione e di esperienze da vivere concretamente. Partendo da queste considerazioni si è rafforzata la consapevolezza, che il ruolo fin’ora svolto da questa esperienza che ha ricevuto attenzione da tanti, deve canalizzare nuovi sforzi ed energie per solcare ancor di più il cammino e tracciare una strada percorribile da chi ha voglia di dare. 

In quest’ottica non si può non affrontare l’emergenza umana e mal gestita, da un’Europa sempre più debole e contraddittoria, di un flusso interminabile di migranti che sbarca sulle nostre coste rivendicando il diritto alla vita. 

Tra la paura dell’altro che potrebbe toglierci serenità, benessere e i diritti che riteniamo acquisiti e la consapevolezza da parte di alcuni noi dei tanti danni prodotti dalle nostre scelte e dalle nostre finte missioni di pace nei loro Paesi (calate dall’alto sulle loro teste come mannaie), tocca decidere da che parte stare e cosa fare.

Ovvio che in questi ragionamenti non trovano spazio giustificazioni ad atti terroristici e autoritari che ledono le nostre e le altrui libertà. Nessun compromesso o rassegnazione in tal senso. Il NO alla violenza è assoluto.

 

E un altro capitolo si apre.

Risposte per ora non ce ne sono.

Ma il ruolo riconosciuto a questa realtà da chi sostenendola la affianca, nel perseguire il sogno di un cambiamento che sia equo e giusto per tutti, a prescindere dal colore della pelle, dal credo religioso, dall’appartenenza politica o dalla propria tendenza sessuale, implica porsi il problema o meglio l’opportunità dell’incontro. 

Incontro che deve reciprocamente arricchire.

Che deve nascere su un campo neutro con eguali diritti, con la stessa possibilità ad esprimere le proprie opinioni e a costruire il proprio futuro, possibilmente comune. 

Bisogna porsi in palese contrasto rispetto allo sfruttamento mediatico ed economico di quanti sono costretti ad emigrare. La tratta di esseri umani è diventata il secondo business dopo il narcotraffico. In uno scenario del genere pensare solo a produrre cibo “buono, pulito e giusto” non basta più! 

Tocca responsabilizzare, sensibilizzare e capire che tipo di contributo si può dare, senza scadere nella retorica e nelle azioni di facciata.

 

E se tutto ciò non bastasse, in una logica in linea con lo spirito che muove ogni passo percorso, si è continuato a ragionare di co-produzioni.

Non basta più produrre buon cibo biologico, alla portata di tutti, con l’obiettivo di farlo arrivare sulle tavole italiane ed estere al fine di risolvere bisogni specifici (dell’azienda da una parte, che deve sopravvivere e dall’altra del consumatore che vuole mangiare bene e in modo sano). 

Occorre andare oltre. Bisogna instaurare un patto di solidarietà e lanciare una scommessa reciproca tra chi produce e chi consuma. Oggi è possibile scegliere di produrre assieme anche se distanti geograficamente e da postazioni differenti, il proprio cibo. Nel rispetto della stagionalità e delle caratteristiche morfologiche dei terreni, si può decidere cosa produrre e in quale quantità farlo, per garantirsi il diritto a dei prodotti che si è contribuito a far nascere assumendosi anche la responsabilità d’impresa che normalmente grava solo su chi produce, spesso anello debole della catena. 

Dunque, tutti protagonisti nei campi, negli orti e nel quotidiano. Nessuna delega a fare. Ragionamenti comuni che fidelizzano e che consolidano il patto reciproco di fiducia e sostegno. A produrre bene e a mangiare meglio. Facendo politica dal basso. Invertendo le regole del gioco, che non punta mai all’incontro tra le parti, tenendole distanti.

 

Non solo, quindi, azioni per far crescere se stessi e gli altri in un’ottica che bandisce il concetto di concorrenza. La pratica in itinere delle co-produzioni, assume per il Consorzio “Le galline felici” concretezza per dar corpo ai nuovi passi da percorrere assieme, verso il cambiamento che vogliamo essere.