galline briganti

 

I Briganti di Librino Rugby

Librino è stato chiamato in molti modi: quartiere dormitorio, quartiere a rischio, città satellite, periferia degradata. Descriverlo non è facile ma se avete visto il film Gomorra potete farvi un'idea. In mezzo a cemento, passamontagna, macchine bruciate e motorini rubati ci sono tanti bambini. Alcuni di questi bambini il pomeriggio vanno al centro Iqbal Masih o più semplicemente all'Iqbal: in un paio di stanzette occupate, dietro una porta rossa con degli strani bozzi calibro 28 alcuni volontari organizzano doposcuola e attività per questi bambini che ogni tanto prendono anche 7 in geografia.
Una leggenda metropolitana racconta che circa cinque anni fa, durante un turno di doposcuola all'Iqbal, a qualcuno venne in mente di far giocare i bambini nello spiazzo di cemento davanti alla porta rossa. Una nutrita filmografia americana sui ghetti di New York insegna che sul cemento dei quartieri brutti viene bene il basket, quindi fu mandato uno dei volontari a prendere un paio di palloni da basket. Ora, la leggenda non dice se il pasticcio fu per confusione anglofona o per mancanza di palloni rotondi, fatto sta che il volontario tornò con palloni ovali da rugby. Anche il meno esperto di sport capisce che alcune attività sul cemento non vengono bene, tipo, il rugby, non viene bene. Ma i bambini non lo sapevano e mentre i grandi discutevano di andare a cambiare i palloni, i piccoli già se li erano presi e iniziarono a fare una specie di acchiappa-acchiappa che rugby non è ma assai ci somiglia. E da lì un'intuizione: sport e agonismo ma anche rispetto delle regole e degli avversari, il rugby (che in slang locale diventa rébbichi) è perfetto. I palloni non si cambiarono più, i piccolini cominciarono ad allenarsi nel vicino campo sportivo abbandonato, perchè la sterpaglia sempre meglio del cemento è.

 


E come la chiamiamo questa squadra di scalmanati? In quel periodi si fischiettava una canzoncina, credo calabrese, il cui tema fa "omo se nasce brigante se more, ma fino all'ultimo avimm'a ccantà". Briganti Librino, mizzica, suona troppo bene!
E da lì poi fu tutta una calata.
I ragazzini vanno fino a Treviso a giocare il "torneo topolino". Per molti di loro il primo viaggio oltre lo stretto, documentato qui Poi nasce la squadra senior fatta di giocatori che si autotassano per pagare allenamenti loro e dei piccoli, che li allenano e li accompagnano al campo a giocare a rebbichi, che vanno a caccia di sponsor e di punti in classifica. Dalla leggenda metropolitana in poi i Briganti sono diventati una cosa seria: una realtà e un nome conosciuto nell'ambiente sportivo e non solo. E i quattro picciriddi che giocavano ad acchiappa acchiappa sono diventati oltre un centinaio di tesserati dai 6 anni in su.

Entrata al San Todoro

Lo scorso 25 Aprile, stanchi di essere senza una casa; stanchi di essere costretti a girare per la città lontani da Librino a utilizzare i campi tenuti in (cattiva) gestione dal comune; stanchi delle promesse vuote dell'amministrazione comunale siamo tornati in quello stadio abbandonato dove tutto cominciò. E' il campo San Teodoro. Abbiamo scoperto una struttura meravigiosa, uno spreco colossale (circa 20 milioni di euro), una casa e un luogo di aggregazione nel cuore di un quartiere che ancora fa paura.

Siamo entrati nello stadio, tra gli applausi delle istituzioni che ancora però non riescono a muovere davvero le cose. Con tanti amici e tanti sostenitori. Dai genitori dei ragazzini agli artisti della scena catanese, dagli allenatori ai movimenti volontari. Ora quello stadio vuoto è tornato a vivere come luogo di sport, ma anche di incontro, di teatro, di musica e di festa. 

Le galline felici, così vicine per geografia e per intenti a questa esperienza non ci hanno pensato due volte quando si è trattato di dare un sostegno alla squadra con una sponsorizzazione ufficiale e con le immancabili arance per il terzo tempo.
Se la storia vi incuriosisce qui c'è la home page dei Briganti.

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