coltivare il proprio orticello o.......?

è con molto piacere che pubblichiamo queste pagine redatte da Thomas Regazzola, frutto di un intenso scambio epistolare con Roberto Li Calzi:


CURARE L'ORTO O COLONIZZARE TERRITORI ?

Thomas Regazzola.

Il consorzio d'agrumicoltori Le Galline Felici é situato, per l'essenziale, nella pianura tra Catania, Siracusa e Ragusa, dove le caratteristiche agronomiche permettono ai frutti (soprattutto le arancie rosse) di sviluppare completamente il loro potenziale aromatico.

La produzione, certificata bio (salvo qualche produttore che l’ha rigettata, per scelta politica) é strettamente controllata sia dal consorzio, che dai clienti italiani e stranieri.

Diversamente dai frutti della GD o dei mercati, conservati in frigo per settimane, mesi grazie a una patina di cera e fungicidi, gli agrumi del consorzio, coltivati senza forzature chimiche e nel rispetto del lavoro, son raccolti a maturità, al momento della spedizione e si conservano facilmente, in un garage o una cantina, anche per un mese (il Valencia anche quattro mesi).

L'origine del consorzio risale al 1984, quando un gruppetto di piccoli produttori ostinati fonda il Coordinamento Siciliano Agricultura Biologica (CSAB). In quegli anni, gli agrumeti, i "verdi giardini", che dalla fine del XIX secolo, fino alla seconda guerra mondiale, avevano fatto, della Sicilia, il principale fornitore del Mediterraneo, diventando uno dei principali simboli dell'isola, hanno già subito una profonda omogeneizzazione : molte vecchie piantagioni sono state sradicate, riinnestate, molte varietà, forme, colori, sapori son state eliminate, facendo regredire gravemente la biodiversità (e anche i nostri gusti e le nostra rappresentazioni mentali); la forzatura chimica é stata energicamente favorita… la filiera agrumicola interamente rimaneggiata, in funzione della grande industria, penalizzzando gravemente i piccoli produttori.

La concorrenza degli agrumi esteri[1] e le intese tra grossisti monopolisti hanno fatto crollare i prezzi che, ormai, non coprono nemmeno più i costi di produzione (potatura, concime, irrigazione, raccolta…), costringendo molti piccoli produttori a lasciar marcire i frutti sull'albero, se non ad abbandonare addirittura gli agrumeti, spesso, riscattati, dagli stessi grossisti[2].

In un epoca in cui il bio, denigrato, era quasi una parola grossa, oggetto di derisione, di commiserazione e la grande maggioranza dei produttori utilizzava fitofarmaci e concimi chimici a profusione, quel gruppo di pionieri accoglie la codificazione dell'agricultura biologica con grande entusiasmo, per accorgersi rapidamente che la certificazione é un calvario burocratico e che la si può aggirare tanto facilmente, che produttori molto conosciuti per le loro pratiche chimiche, potevano inalberare, dall'oggi al domani, l'etichetta bio.

Insomma, per i pionieri della CSAB, le grandi difficoltà per salvare gli aranceti continuano, finché (2002) uno di loro, Roberto Li Calzi, prende contatto, via mail, con i 240 Gruppi d'Acquisto Solidale (GAS), repertoriati, all'epoca, da www.retegas.org, proponendo loro i suoi agrumi a prezzo equo.

La proposta é ben accolta, le spedizioni si moltiplicano; la raccolta d'un solo agrumeto non basta più e gli altri soci della CSAB, sempre alle prese con le stesse difficoltà, son chiamati in rinforzo.

Quelle prime pedane sono state una risurrezione economica, ma anche morale! Sono state non solo un'entrata di cash, ma soprattutto la fine dell'isolamento; scambi di mails, ringraziamenti, pensieri, emozioni, relazioni, progetti con un numero crescente di partner (Bergamo, Merano, Viareggio…) che condividono una stessa visione del mondo.

La collaborazione s'estende rapidamente, le relazioni di fiducia con l'assieme dei GAS, ormai solidamente istallati in tutta l'Italia del Centro-Nord, si consolidano.

A partire dal 2006, durante a stagione delle arance, le spedizioni, via camion, d'una decina di piccoli agrumicultori bio, hanno assunto una cadenza regolare. Prima settimana: Veneto, Trentino; seconda e terza settimana : Lombardia, Piemonte; terza settimana : Toscana, Marche; Quarta settimana : Emilia-Romagna.

Nel 2007, quei dieci costituiscono,  con otto trasformatori, il Consorzio Le Galline Felici che impiega una decina di salariati, regolarmente retribuiti[3].

Oggi, il consorzio raggruppa 23 produttori bio, ha creato una ventina di posti di lavoro; vende un migliaio di tonnellate, con un fatturato di circa 1,4 milioni di Euro. La maggior parte della produzione dei soci é venduta attraverso le reti dell'Economia Solidale, di cui 40 % in Francia e Belgio (vedi sotto).

 

Organizzato in modo rigorosamente democratico, facendo girare cariche e incarichi di frequente, il consorzio mutualizza i contatti con le reti dell'ES, raggruppa le raccolte, in funzione degli ordini, prepara le spedizioni, definisce i carichi, organizza i percorsi, calcola le maggiorazioni in funzione della distanza, si occupa della fatturazione e, dopo aver pagato salari e spese, retrocede al produttore, senza alcun margine, 50% circa del prezzo di vendita, per i prodotti freschi e 70% circa, per i trasformati[4].

Al di là degli obbiettivi puramente commerciali, animato dall'idea d'azione collettiva, d'aiuto reciproco, dall'aspirazione ad una società più sana, giusta ed equa, il consorzio sostiene, ospita o partecipa a diversi progetti solidali[5] : integrazione di persone in difficoltà, ricupero di terre incolte (soprattutto, confiscate alla mafia), istallazione di giovani agricoltori, rieducazione e inserzione di detenuti.

 

Nel 2009, l'alleanza tra i produttori bio siciliani e le strutture nazionali dell'Economia Solidale é sancita dall'organizzazione (a Petralia Sottana) del nono incontro annuale della Rete Nazionale dei GAS e dalla costituzione dell'Associazione Siqillyàh che mira a favorire la nascita di nuove realtà dell'Economia Solidale e a riunirle su tutto il territorio.

Nel 2010, le reti dell'economia solidale, con i loro 300 GAS, sparsi in tutt'Italia, assorbono 80% della produzione del consorzio (oltre 200 tonnellate), generando un  fatturato di 700 mila Euro all'anno, permettendo così ai produttori del consorzio di mantenere i loro agrumeti e di ottenere una retribuzione corretta del loro lavoro.

É la dimostrazione che ci si può sottrarre al potere degli intermediari-commercianti, che  si può impedire loro di appropriarsi della fetta più importante del prezzo di vendita, offrendo, così, al consumatore un prodotto di qualità, a un prezzo accettabile, senza ricorrere al lavoro nero, né all'evasione fiscale. Soprattutto, é la dimostrazione che la collaborazione tra competitors permette di accrescere l'ampiezza della domanda solidale di prodotti bio, a beneficio del territorio.

Ciò nondimeno, alcune centinaia (magari anche migliaia) di produttori ancora attivi, ma troppo piccoli per accedere alla Grande Distribuzione, continuano a cercare il modo di non abbandonare i loro agrumeti, di trarne un reddito, di ritrovare la dignità.

Il consorzio sa bene che molti di loro stanno adottando metodi di cultura naturali e che altri potrebbero essere incoraggiati (e aiutati) a convertisi al bio, ma non volendo crescere troppo e troppo in fretta, non può accettare troppe adesioni.

C'é un solo modo d'uscirne : mettere la propria esperienza e la propria energia al servizio dell'espansione della domanda di prodotti bio da parte delle reti dell'economia solidale.

Quest'obbiettivo é iscritto all'ordine del giorno dell'undicesimo incontro nazionale dei GAS (L'Aquila, 2011).

Gli incontri constatano che i partner della relazione produttore/GAS, protetti reciprocamente da una cultura condivisa, sono, troppo spesso, soddisfatti delle loro prestazioni reciproche, restando prigionieri della logica autoreferenziale dello scambio, senza dar luogo a una reale divulgazione dell'economia solidale.

Per tentare di dilatare lo spazio del consumo critico, gli incontri decidono di rivolgersi all'assieme della popolazione, superando le barriere con delle manifestazioni suggestive.

Nasce così, l'idea degli Sbarchi in Piazza (SIP), manifestazione organizzata dai GAS locali, assieme a diversi collettivi di produttori del Sud (vedi nota 2). Dalla prima edizione, nel 2012, ogni anno, tra Febbraio e Maggio, le piazze d'una decina di città italiane del Centro-Nord, messe a disposizione dalle autorità, sono occupate, da uno a tre giorni, dalla carovana dei produttori del Sud (organizzata da RES SUD) e da altri coltivatori contadini della zona che le invadono con la ricchezza dei loro prodotti, con i produttori stessi, con le storie dei loro territori e dei loro progetti.

Questa manifestazione/mercato/fiera/avvenimento culturale, rivolta a tutta la popolazione vuole toccare gli strati di consumatori che, senz'essere militanti, senza essere implicati nell'Economia Solidale, sono comunque sensibili ai temi del diritto, della giustizia sociale, della qualità del cibo, del degrado ambientale. Si tratta di testimoniare, all'esterno delle reti dei GAS, che un'agricultura diversa é possibile, di mostrare alla gente comune che l'economia solidale risponde a esigenze etiche largamente condivise, che rappresenta realmente un'alternativa, che l'acquisto responsabile é un atto politico con repercussioni su molte persone, che l'alleanza produttore-consumatore può sboccare su nuovi modelli democratici e sostenibili di produzione-consumo.

Allo stesso tempo, per incoraggiare il piccolo agricoltore convenzionale a libearsi dalla chimica, per facilitargli la conversione al bio, le strutture dell'Economia Solidale organizzano, per i volontari, dei corsi di formazione e si impegnano ad assorbire la loro produzione, appena realizzata la conversione, e a farli partecipare agli Sbarchi in piazza.

 

Rapidamente, nel giro di due anni, si deve constatare che le vendite realizzate durante la manifestazione non coprono le spese, soprattutto a causa delle distanza, cosicché gli agrumicultori si ritirano progressivamente, preferendo tornare alle loro soluzioni individuali.

Il numero delle città e la participazione dei produttori del Sud sminuiscono di anno in anno : dodici la prima volta, poi otto, poi sei… mettendo in evidenza una grande disproporzione tra le forze disponibili a scendere in campo per animare i SIP e l'estensione della massa di gente a cui far pervenire il messaggio. Da un lato, lo sforzo d'una ventina di produttori d'abbandonare i campi per due o tre giorni e di sostenere il viaggio… dall'altro, la mancanza di mezzi che impediva ai GAS ospitanti di comunicare al dilà dei loro pubblici tradizionali (quante erano, in fin dei conti, le persone al corrente? Con quante s'istaurava un vero dialogo?).

Il forte potere evocativo e dimostrativo delle presenze reali finiva per essere annacquato nella grande numerosità della popolazione nazionale, distribuita in centinaia di città e cittadine. Ci si rendeva conto che ogni forma di comunicazione richiede una quantità d'energia intrinseca e si è dovuto prendere atto che per essere efficace, la forma SIP esigeva un'energia di molto superiore a quella che era disponibile.

Si sbaglierebbe, però, a parlare d'un fiasco, perché, le difficoltà che permettono loro di continuare solo in modo sporadico, i SIP hanno rappresentato un'importate carica innovativa, non solo sul piano della diffusione culturale, ma anche su quello della rinascita d'una piccola agrumicultura naturale nel Sud Italia.

I SIP hanno mostrato quanto sia importante portare attivamente il messaggio dell'Economia Solidale fuori dal cerchio delle "complicità scontate", rivolgendosi all'intera popolazione, senza porre alcuna condizione preliminare. Le vive impressioni e il grande interesse suscitato nel pubblico delle piazze, hanno confermato che i valori non mercantili dell'Economia Solidale sono veicolati da forme di comunicazione emozionali, da iniziative culturali, dalla produzione di simboli, dall'immaginazione, in modo molto più efficace che qualsiasi competizione a base di potenza economica e/o commerciale.

Lungi dal gettare la spugna, le iniziative di diffusione della cultura dell'Economia Solidale hanno messo in opera forme di comunicazione che, pur essendo meno costose e molto più leggere, possono essere anche più incisive. CartoSIP, cartoni animati (corredati da schede pedagogiche), cortometraggi, video d'animazione, fumetti,  ecc. permettono di allargare le tematiche, creano connessioni insospettate con attori, mondi e pubblici che, pur essendo orientati al cambiamento, appartengono a universi abitualmente separati : salute mentale, finanza, agricoltura e, soprattutto, scuola (dove, ormai, opera il gruppo specifico scuole SIP), spingendo gli attori di queste attività, a guardare oltre i confini del proprio orto e ad allargare il propro orizzonte a prospettive più vaste.

Tutta questa attività di diffusione dei temi della cultura dell’Economia Solidale ha finito per sfociare nell'organizzazione di "lo faccio bene cinefest", strumento gestito in comune da piccoli agrumicoltori, GAS, insegnanti, comunicatori, videomaker, ecc. Si tratta di una sorta di raccoglitore di documenti audiovisivi e multimediali che chiunque può arricchire e chiunque può scaricare liberamente dal web, usandoli, gratuitamente, come supporto d'interventi sul territorio (in particolare nelle scuole, dove gli insegnanti appartenenti al mondo dei GAS l'utilizzano, nel quadro di progetti pilota sull’Economia Solidale), per mostrare, in ogni città e paese (come nell'Aprile 2015, a Lesignano, dove cinefest e SIP si svolgono assieme), esempi positivi, costruttivi, sui temi dell’economia solidale, della cooperazione, della solidarietà e sostenibilità.

 

Oltre alla diffusione dei valori culturali dell'Economia solidale, l'esperienza dei SIP, direttamente o per sentito dire, ha cambiato la vita a molti piccoli produttori del Sud che, fino ad allora, non avevano incontrato che la prepotenza dei faccendieri tradizionali. La scoperta dell'accoglienza di città lontane e dell'interesse della popolazione per i prodotti coltivati naturalmente hanno contribuito a intensificare le conversioni dei produttori del Sud Italia all'agrumicultura bio.

Giovani che hanno scelto un'agricultura naturale, organica, ridanno vita a molti piccoli agrumeti; il Consorzio Siciliano Legallinefelici, ogni anno, ne integra qualcuno, dopo due o tre stagioni di reciproca osservazione e tirocinio, per verificare la compatibilità reale con gli standard culturali e etici : bio, rispetto del lavoro, della legge, dell'ambiente, ecc.

Altri, fuori dal girone del consorzio, s'appoggiano sul bacino d'utenza del loro territorio, si rivolgono in modo autonomo alle reti dell'Economia Solidale, o si danno da fare per stimolare altre iniziative[6], più o meno nella scia di Siqillyàh. Il consorzio ha sempre prestato il proprio know how  per facilitare la proliferazione d'altre realtà associative (anche nei casi in cui i propri membri ne facessero parte) che dovrebbero riunirsi sotto la bandiera di Siqillyàh. Quì, però, le cose sono più difficili, perché il cemento delle amicizie, della fiducia e del rispetto reciproci si costituisce molto lentamente.

Comunque sia, la contaminazione della piccola cultura bio si espande sul territorio, contribuendo alla rinascita d'una piccola agrumicultura contadina pulita nell'Italia del Sud e, fors'anche, rinforzando il rifiuto contadino dell'artificializzazione del pianeta.

 

Inevitabilmente, lo sviluppo delle conversioni ha provocato l'aumento dell'offerta d'agrumi bio, disponibile per le reti dei GAS, traducendosi in una diminuzione delle vendite del consorzio. Così, dopo aver fatto dei piccoli produttori del Sud, i fornitori titolari e regolari d'agrumi bio di più di 300 GAS disseminati in tutta Italia, Le Galline Felici si impegnano all'estero (Francia, Belgio, Austria, eccetera), per sviluppare i contatti con le strutture dell'Economia Solidale in modo da dilatare lo spazio del consumo critico e di promuovere la relazione attiva produttore-consumatore, su scala europea.

 

Lo scopo non é d'aumentare il fatturato, o di diventare una specie di supermercato on line.

Si tratta, invece, di prendere sul serio i contenuti politici dell'Economia Solidale che si proclama protettrice della biodiversità, della sovranità alimentare, della fertilità del suolo, del legame con la terra. Si tratta di prender atto che non ci si può limitare a fornire al consumatore prodotti buoni a prezzi accettabili, ma che si deve anche contrastare il sistema agro-industriale iperproduttivo che concentra e normalizza la produzione, cancella le identità, inquina e trasforma il territorio in spazio disponibile per ogni sorta di speculazione…

Lungi dall'esaurirsi all'interno del rapporto consumatore-produttore gli obbiettivi intrinseci dell'Economia solidale comportano che il contadino (ben al di là dei membri di questo o quel consorzio, dei participanti all'uno o all'altro GAS, all'una o all'altra AMAP) riesca a vivere decentemente del suo lavoro, che non sia costretto ad abbandonare la sua piantagione, che il valore di quello che produce non gli sia confiscato da una grande multinazionale dell'agro-alimentare, né da un qualsiasi sensale. Uno dei suoi compiti essenziali consiste ad estendere quanto é possibile le proprie reti, in modo che un numero sempre maggiore di produttori possa accedervi e che un numero sempre maggiore di consumatori richieda i loro prodotti.

É con questa intenzione che, da circa tre anni, il consorzio lavora a costruire una rete europea di scambi commerciali "tra gente per bene" che darebbe respiro alla distribuzione della piccola agrumicultura bio di Sicilia, Corsica, Spagna.

Le Galline Felici organizzano, già, regolarmente, delle consegne d'agrumi in Belgio, con una decina di GAC; in Francia le spedizioni si svolgono, con dei Gruppi d'Acquisto Solidali, nell'Ile de France (Parigi), nel Nord-Pas-de-Calais (Lille), nel Languedoc-Roussillon (Saint Jean du Gard), nelle Hautes Alpes (Gap). In Normandia, Bretagna, Centro, Poitou-Charente, Aquitania, Midi-Pirenei, la rete si stà organizzando, con alcune associazioni locali.

Il progetto del consorzio non consiste nel crescere a scapito d'altri produttori, anch'essi in crisi. Per ora, l'espansione della domanda citica morde sulla Grande Distribuzione. Ma, quando le varie iniziative che, oggi, si adoperano a dilatare il territorio del consumo critico, colonizzando le spazio della GD, entreranno in contatto le une con l'altre, bisognerà evitare la competizione basata sull'efficacia, l'organizzazione, la forza economica o finanziaria che permette solo al più grosso di fagocitare i più piccoli. A quel punto, saranno necessari meccanismi di solidarietà reciproca, basati sulla participazione e l'impegno, che mirino non a difendere le rispettive quote di mercato, ma a trasformare i concorrenti, in con-correnti, capaci di lavorare assieme.

Ecco perché Le Galline Felici, collaborando con coltivatori locali, con piccoli produttori spagnoli e con l'aiuto di alcune associazioni dell'estremo Nord (Lille) e dell'estremo Sud (Gap) della Francia, stanno pensando di organizzare, nei rispettivi territori, due Sbarchi in Piazza, manifestazione che potrebbe assumere un'importanza europea, dato che la Regione Siciliana, da un lato e l'Amministrazione Lilloise[7], dall’altro, manifestano già un interesse per il progetto.

Imponendo a tutti di travare le soluzioni logistiche più efficaci e più economiche, la tessitura d'una rete domestica di Distribuzione Solidale, ha costituito, di per sè, un importante fattore d'integrazione : tra GAS della stessa città o della stessa area, a volte, l'un l'altro estranei; tra membri dei GAS e consorzio; tra membri del consorzio e piccoli produttori in via di conversione, facendo prova, così, d'un importante capacità d’aggregazione.

Qualora implicasse, oltre al consorzio e ai GAS, analoghe entità europee, la rete potrebbe esercitare, la stessa influenza positiva sul piano dell'organizzazione interna d'un mercato alternativo di grande dimensione. D'altra parte, facendo uso degli stessi vettori comunicazionali (un'articolazione giudiziosa tra il forte potere evocativo e dimostrativo delle presenze reali e l'offerta di documenti audiovisivi e multimediali), che hanno dato risultati tanto importanti nel paradigma dei SIP, potrebbe dare un importante contributo alla diffusione dei valori culturali dell'Economia Solidale.

 



[1] La giornata di lavoro vale 4 €, in Turchia, contro 70 in Italia. Nel 2013, le importazioni d'arancie egiziane sono aumentate del 110%.

[2] Nel 2012, i 70 km. di littorale tra Messina e Catania hanno registrato la scomparsa di più di 500 limonaie.

[3] Il consorzio ha affidato, per cinque anni, i suoi trasporti a un'impresa confiscata alla mafia e gestita dal Demanio. Quest'ultima é stata spinta al fallimento, a fine 2012, condannata dall'incuria della pubblica amministrazione e dazlla mafia stessa che ha, pazientement, organizzato la fuga di (quasi) tutta la clientela.

[4] Quando il consorzio riceve degli ordini monoprodotto che rendono superflue le sue prestazioni, il cliente é messo direttamente in contatto con il produttore e succede spesso che il trasporto profitti d'uno dei suoi viaggi.

[5] Sprigioniamo Sapori, costotuitasi tra i detenuti delle prigioni di Ragusa, Modica, Catania. Produce torroni alle mandorle, al pistacchio, al sesamo.

L’Arcolaio, costotuitasi tra i detenuti della prigione di Siracusa. Produce dolciumi tipici a base di mandorle e gestisce la cucina e la mensa della prigione.

Quetzal, che fabbrica il tradizionale chocolat de Modica , utilizzando materie prime del commercio equo e gestisce una Boutique du Monde (commercio equo e solidale).

Terra Matta inserzione professionale di persone in difficoltà, nell'orticultura e nella produzione di vini; a Comiso, en provincia di Ragusa.

Ozanam impiega disabili mentali in alcune aziende agricole, vicino a Vittoria (Ragusa).

[6] SOS Rosarno (Calabria), Rete Economia Solidale Sud (Sud-Italie, dalla Sicilia, fino a Roma), Equo Sud (Calabria).

[7] L'amministrazione di Lille stà riqualificando certe parti, ancor deserenti, della vecchia stazione Saint Sauveur  (già messe a disposizione per le distribuzioni periodiche degli agrumi siciliani) ed elabora un progetto di Centro Internazionale dell'Economia Solidale.