PENSARSI E AGIRE INSIEME

15/10/2019

 

Novità informatica campagna 2019-20


Bentornati amici del pollaio!

A partire da questa stagione di spedizioni, troverete una nuova piattaforma per richiedere i prodotti.

Alcuni di voi l’hanno già testata.

Il nostro obiettivo è riuscire ad offrirvi uno strumento più efficace, semplice e sicuro.

Siamo tutti abituati ad alcune procedure che magari adesso troverete cambiate.

Sicuramente completeremo la versione definitiva insieme a voi, mano a mano che si manifesteranno alcuni particolari da modificare o comunque da migliorare.

Alcune funzioni non saranno subito disponibili, ma verranno approntate al più presto.

Vi chiediamo quindi un poco di pazienza e collaborazione.

Inoltre dietro questa piattaforma, c’è pure un nuovo gestionale che permetterà in prospettiva a noi dipendenti del Consorzio di passare meno tempo davanti al pc e di passare un po’ più di tempo al sole…

Una vera rivoluzione interna!

Ci scusiamo sin da ora se questa novità dovesse arrecare inizialmente dei disagi.

Grazie sempre per esserci e permettere così che il nostro lavoro comune sia una realtà vitale ed in evoluzione.

 

Gli operativi del Pollaio


Come funziona:

Abbiamo scelto di dare l'accesso agli acquisti solo ai clienti/amici che conosciamo, quindi la prima cosa da fare è verificare di essere nel nostro “album”. 

Chi ha già fatto “Gentili richieste” l'anno scorso è già stato registrato e a breve riceverà una mail di invito a rinnovare la password. Se non ricevete la mail non vi preoccupate: per prima cosa controllate nello spam. Se non è neanche lì, contattateci e ve la rimanderemo.

Ai nuovi chiediamo di mandare una mail di contatto in cui ci raccontate in poche parole chi siete e se avete già un'idea di come gestire la spedizione. Ci servono anche dei dati anagrafici: intestazione della fattura, nome del referente, almeno una mail, almeno un telefono ed i riferimenti fiscali: codice fiscale, partita IVA, codice univoco, SIRET...

Una volta che avrete ricevuto la mail di invito seguite il link riportato e sarete indirizzati sul nuovo portale, dove vi verrà chiesto di scegliere una password. Scelta la password siete abilitati a fare le richieste.

Per richiedere i prodotti andate sul listino che si trova nel menu in alto Acquista i prodotti > listino

Selezionate i prodotti, pazientemente. Stiamo già lavorando su nuovi filtri e funzioni per aggiungere i prodotti più velocemente. 

Quando avrete finito, seguite le indicazioni: se qualche dato non è corretto, contattateci. Dopo un paio di click vi verrà confermata la richiesta.

Ecco fatto!

 




18/09/2019

 

Come preservare, garantire e valorizzare la filiera della mandorla di Sicilia, conosciuta in tutto il mondo per le sue insuperabili qualità organolettiche e l’inimitabile sapore? 

In questo video raccontiamo l’impegno di Quetzal e L’Arcolaio, due cooperative sociali attive nel sud-est della Sicilia che impiegano mandorle siciliane biologiche da filiera equosolidale nella preparazione di cioccolata, biscotti e altre prelibatezze tipiche di Sicilia.

 

Per fare un pieno di bontà e sostenere la filiera della mandorla di Sicilia, puoi acquistare e regalare le CESTE FELICI ideate da Quetzal e L’Arcolaio per il prossimo Natale. O proporle come dono nelle vostre aziende o in quelle in cui lavorate.

Due proposte, una borsa e una cassettina, ricche di delizie della tradizione siciliana, dal cioccolato di Modica alle paste di mandorla. Tutto questo realizzato da detenuti, immigrati, donne e giovani svantaggiati integrando le eccellenze dell’agricoltura locale con ingredienti del commercio equo e solidale. Tanti buoni motivi a favore di un Natale solidale e sostenibile.

Visualizza sul nostro nuovo sito in costruzione il contenuto delle CESTE FELICI e le modalità di ordinazione.


03/07/2019

 

Grazie!


A tutti i Gas e gruppi informali, associazioni e singoli individui che negli anni ci hanno sostenuto, a quella che era la ReteGas italiana, che negli anni si è trasformata e sta evolvendosi ancora;

Perché ci avete dato la forza ed il coraggio per non abbandonare la terra.

Perché insieme abbiamo percorso tante bellissime strade nuove;

perché insieme siamo riusciti a fondare il necessario commercio sulla fiducia, mettendola alla prova nel quotidiano vivere attraverso scambi e incontri portando “capitale alle relazioni”.

Perché, anche grazie agli SbarchiGas e agli Sbarchi In Piazza, abbiamo potuto incontrare colori vivaci e persone belle che, mettendoci la faccia, hanno offerto queste occasioni di convivialità, produttori e consumatori organizzati insieme.


Perché, assieme con voi, siamo riusciti a salvare cooperative sociali e aziende agricole in momenti di serie difficoltà;

perché avete sostenuto il Consorzio sia nei momenti difficili che in tutte le azioni solidali portate avanti insieme.

Perché avete permesso l’acquisto di una motrice nuova alla Riela, ditta di trasporti confiscata alla mafia, per facilitare la distribuzione dei nostri prodotti verso le vostre case.

Perché insieme abbiamo sostenuto I Briganti di Librino per dare speranza ai ragazzi di quella banlieu catanese per una vita fuori dal ghetto e stimolare coesione tra gli abitanti del quartiere attraverso gli orti urbani.


Perché, nonostante tutto, abbiamo percorso insieme o parallelamente tredici anni della nostra esistenza terrena in tentativi pratici di economia solidale.


Grazie per esserci.


Perché grazie a voi noi oggi ci siamo ancora.


E perché, ancora assieme a voi, stiamo realizzando le co-produzioni e proseguendo verso pianificazioni congiunte.


Il nostro, comunque, oltre ad un sincero “grazie”, è un invito rivolto a tutti i GAS a non mollare, a continuare a credere nell'economia solidale fattiva pur nella crisi (di crescita?) che il mondo GAS in Italia sta attraversando. 

Forse è giunto il tempo di ripensare il modo di essere GAS, capire le ragioni della crisi ed affrontarle...è da indagare perché in altre parti d'Europa il fenomeno cresca ed in Italia segni il passo e tanti gruppi chiudano.

Ecco! 

Allora, oltre che un grazie, il nostro vuole essere un invito ad avviare una coraggiosa grande riflessione tra amici- consumattori/produttori!!” 


Per non lasciare il mondo del consumo in Italia ai “Dinosauri”……


Gabriele (e Vincenzo M.)

 


05/06/2019

 

Le arance di…


E’ nato prima l’uovo o la gallina? L'uovo non può esistere senza la gallina che l'ha deposto.

 

Dall’uovo nasce la gallina, non possono perciò esistere galline senza presupporre l'uovo.

 

L’uno può esistere in assenza dell'altro?


Chi erano Vincenzo, Barbara, Mario prima che fossero identificati con “le arance di Vincenzo…Barbara….Mario? Erano sconosciuti sia tra di loro e anche a chi a casa propria legge l’etichetta sul cestello.

 

Col tempo, da sconosciuti, si è creato un legame che ognuno può definire in maniera diversa: fiducia, affinità, amicizia, comprensione, legame diventato poi una certezza che non chiede altre conferme.

 

L’uovo è la gallina in potenza, Vincenzo, Barbara e Mario erano già chi sono oggi, forse con qualche pensiero in più e qualche responsabilità in meno; all’interno del Consorzio hanno potuto raccontarsi e farsi conoscere e a loro volta hanno capito che una società migliore è possibile.


Il successo e la crescita del Consorzio sono legati a un modello fondato sulla fiducia.

 

E spesso ci siamo interrogati sul come mantenere salda questa fiducia di fronte alla crescita continua del numero di persone coinvolte nella nostra comunità (già nel 2015, infatti, scrivevamo questo articolo).

Leve della fiducia sono la trasparenza e la partecipazione a più livelli della filiera, quindi la garanzia di trasparenza e la promozione della partecipazione sono oggi le nostre sfide più grandi.


Cosa vogliamo fare:

  • Trovare agricoltori che possano aspirare a diventare soci, quindi condividano i valori etici del Consorzio e siano capaci di garantire il legame di fiducia tra agricoltore e consumatore.

  • Porre le basi per un sistema che garantisca il rispetto dell’ambiente, delle persone, del lavoro, del territorio e della diversità tramite la partecipazione e la definizione di un protocollo e linee guida valide per il Consorzio e potenzialmente condivisibili nei contenuti con altri gruppi sia di produttori che di consumatori.


Crediamo che sia importante coinvolgere i soci nella selezione degli aspiranti soci,

 

intrattenendo rapporti con altre aziende agricole, anche come metodo per responsabilizzare e incentivare la partecipazione.

 

Questo potrebbe richiedere anche il coinvolgimento dei consumAttori nella selezione, perchè no?!


Crediamo che incidere sulla società sia una nostra responsabilità, e riuscire a trovare persone come Vincenzo, Barbara, Mario che oggi ancora non conosciamo come Marina, Laura, Carmelo che hanno “in potenza” le risorse per esprimersi e partecipare ad una comunità quanto più possibile inclusiva e pedagogica: più è grande la nostra comunità, meno siamo soli e meglio riusciremo a fare ciò che facciamo e ciò che vogliamo fare.


Manfredi


*Per mantenere la trasparenza e permettere anche a voi, ConsumAttori, di essere partecipi di questa nostra ricerca, ci impegneremo ad aggiornare la pagina della “Galassia del pollaio”, con le presentazioni delle aziende che decideremo via via di coinvolgere nella nostra crescente comunità.



“Siamo fatti di terra, di acqua, di vento, di sole e d’amore”

“Costruire bellezza, in qualche modo”

“...l’internazionale della gente che lavora bene e lavorare bene significa lavorare per il bene”


Sono tre frasi estrapolate da questo bel video che racconta un po’, soprattutto per immagini, questa nostra comunità in continuo movimento”

 


23/04/2019

 

“Pensare che tutto sia così possibile…”

 Di vari “baluardi di bellezza” che abbiamo la responsabilità e il piacere di sostenere

 

 

 Come ormai sapete, siamo fortemente convinti che l’azione del Consorzio sia paragonabile a quella dell’ape, che, spinta dal proprio bisogno di cibo, procura benefici per sé, per i fiori e per l’ambiente tutto (qui per ricordarci il perché!)

 Ma cosa fare allora della piccola sovrabbondanza di miele che riusciamo, a volte, a produrre? Visto il ruolo che ci ritroviamo a ricoprire nel mondo e gli alti obiettivi che, assieme a voi, ci poniamo, non possiamo certo ambire ad ingrossare le nostre pance (sempre sull’orlo del sottopeso, per la verità…). 

Estendere ad altri, meritevoli, il modello economico che riteniamo vincente, certo! Già ottimo risultato, per la verità. Ma anche questo può non bastare per la nostra coerenza.

Se davvero il nostro obiettivo è cambiare l’economia e le relazioni tra gli umani, la nostra crescita deve significare aumento del profitto sociale e delle connessioni per mettere a sistema e rendere efficace il cambiamento che vogliamo. 

È dunque nostra responsabilità intervenire nella società anche con azioni che leggermente si distaccano dalla nostra quotidiana attività economica, con sostegni a realtà a noi vicine, che per varie ragioni incrociano il nostro cammino e la cui esistenza, seppur apparentemente lontana dalla vendita delle nostre arance, è fondamentale per creare quel tessuto multidimensionale e colorato, grazie a cui possiamo sperare di costruire un mondo migliore.

Spesso il nostro intervento risponde ad emergenze e sempre cerca di supportare chi dimostra di voler reagire creativamente e positivamente alla bruttura umana, a furti, incendi dolosi, razzismi e chiusure. Perché riteniamo sia proprio questa creatività positiva ciò di cui il nuovo mondo ha bisogno.

Non di tutti questi sostegni vi abbiamo dato comunicazione, spesso presi dalla quotidianità del nostro lavoro. Per molti di questi vi abbiamo invece coinvolto e voi avete sempre risposto con passione.

 

Ma, una volta sostenuti, che ne è stato di questi progetti?

Lo abbiamo chiesto a chi ha ricevuto il nostro supporto e ne sono risultati racconti appassionati e gratificanti, che ci sembra bello condividere con voi.


  • Per iniziare, come sono state impiegate le donazioni (molte venute dalla nostra comunità, ma moltissime anche da altre realtà vicine e lontane) che hanno fatto sentire ai Briganti di Librino di non essere “soli in un vicolo buio” ma di avere il sostegno necessario a ricominciare, ancora più forti, dopo il devastante incendio doloso di un anno fa? 

 

Grazie alle molte donazioni, ed al lavoro di molti volontari, la clubhouse distrutta è stata ricostruita, in un altro spazio, “più bella di prima”, come premunito da una profezia ormai diventata leggenda!

E il San Teodoro continua così ad essere un luogo in cui, “come alternativa al degrado, si fanno: l'orto, i compiti, le letture, gli scacchi, i placcaggi duri ma regolari, le feste, le sfilate di moda, i pesi, i calci, la cartapesta. É un posto dove ha attecchito la bellezza. É una trincea. É un baluardo.”

Ce lo racconta Mario, pollo-brigante, in questo resoconto appassionato.

 

 

 

 

 

 

  • E il nostro sostegno al progetto FIERi (Fabbrica Interculturale Ecosostenibile del Riuso) quali frutti ha portato?

Ne è nato un altro angolo di bellezza, questa volta in centro a Catania, in uno spazio pubblico prima abbandonato. E soprattutto ne è sorta una cooperativa mista, di migranti ed italiani, che sta cercando di creare lavoro in ambiti artigianali sostenibili.

Qui trovate qualche parola in più, scritta da Antonio D’Amico.

 





 

  • Lo scorso anno, inoltre, forse qualcuno di voi non avrà ricevuto l’uva da tavola che aveva gentilmente richiesto. E forse qualcuno dunque sa che il nostro pulcino Vincenzo Di Dio (qui la sua presentazione) è stato derubato dei frutti di due filari, proprio a pochi giorni dalla consegna. Vista la precarietà della sua situazione, il Consorzio ha deciso di pagargli comunque buona parte di ciò che avrebbe potuto consegnare, a condizione che quei soldi fossero impegnati per contribuire a far rivivere la sua campagna ancora in stato di semiabbandono.
E così Vincenzo, oltre a risistemare le vigne, ha deciso di avviare un orto per fornire la sua zona (Caltagirone) e non solo… ha investito in piantine, impianto di irrigazione e concime organico e ora lavora con entusiasmo, insieme a suo padre e a due ragazzi che prima lavoravano, supersfruttati, nelle vigne intensive.

Tutti i giorni in campo e in giro per le consegne, presidiando il suo territorio e dando vita ad un altro “baluardo di bellezza”.

Qui trovate una mail che Michele Russo, socio e amico d’infanzia di Vincenzo, ha girato a noi del Consorzio e ci ha commossi al punto di volerla condividere con voi così com’è.

 

 Ecco, queste sono alcune delle storie che ci piacciono, e a cui riteniamo doveroso dare, grazie a voi, il nostro piccolo contributo.

 Grazie!

 




07/03/2019


Nessun uomo è un’isola



Siamo lieti di annunciarvi che, a partire dal 13 marzo,

 il film “NESSUN UOMO È UN’ISOLA” di Dominique Marchais

 (che racconta anche di noi!) sarà proiettato anche nelle sale italiane, grazie alla distribuzione di KitchenFilm.

 E che, a molte delle prime, potrete incontrare qualche pollo, degustare qualcuno dei nostri prodotti e confrontarvi con noi sull’opportunità di fare insieme cultura, oltre che economia.

 

Qui trovate il trailer del film in italiano

Qui la brochure, con una illuminante intervista al regista.

E vi terremo aggiornati sulle date e i luoghi delle proiezioni sulla nostra pagina Facebook (qui


Ma perchè un Consorzio di agricoltori, la cui attività principale è vendere arance, dovrebbe sostenere la produzione e la distribuzione culturale?


Sappiamo bene (e ne siamo orgogliosi!) che, insieme alle nostre arance, viaggiano, si diffondono e maturano anche IDEE e stili di vita,

che i nostri prodotti ben si prestano ad essere stimolo di aggregazione e di relazioni umane,

e che la nostra attività è intrinsecamente anche sociale.

E culturale.

E politica.

Sia per noi Polli siculi, sia lungo tutta la nostra filiera.

 

Perché, grazie alla vendita dei nostri prodotti:

possiamo provare ad attuare, nel nostro piccolo, il “buon governo”, incidendone i segni sul paesaggio di cui siamo parte e dimostrando ai nostri vicini che un altro modo di fare agricoltura e di vivere e curare le relazioni è possibile;

possiamo contaminarci, lavorando insieme a giovani europei e del mondo;

possiamo fornire un ulteriore pretesto a gruppi di consumatori consapevoli per unirsi e partecipare attivamente al cambiamento.

E tanto altro ancora.

  

E sappiamo anche che non siamo i soli: che ovunque nel mondo c’è un brulichio di vite, progetti e comunità che stanno cambiando il sistema, sottovoce, dal basso. Agricoltori, educatori, carpentieri, medici, giornalisti, informatici (…) che agiscono, ognuno in ciò che sa fare meglio, per creare nuovi modelli.

E in molti stiamo iniziando ad alzare la testa dal nostro faticoso lavoro quotidiano (che da solo non basta) per intessere relazioni con chi si muove altrove nella stessa direzione, ma in modo spesso complementare.

Perché abbiamo capito che, specialmente in questo momento di generalizzato inaridimento culturale, di "lobotomizzazione" e di semplificazione binaria dei ragionamenti (0/1, bianco/nero, bello/brutto buono/cattivo), di analfabetismo funzionale, l’autosufficienza non è realizzabile;


che “è inutile avere la propria bella casetta pulita e lucidata se fuori regnano i bombardamenti“.


E che, insieme, il risultato del nostro duro lavoro può essere amplificato e magari può mirare a farli smettere, questi “bombardamenti”.  

 

Locali sì, quindi, ma fortemente interconnessi, in un complesso tessuto multidimensionale di relazioni, che dimostra l’opportunità (e la gioia, la bellezza, oltre che la fatica) di una modalità diversa di alimentarci, di coltivare, di viaggiare, di costruire… insomma, di vivere.

Una modalità propositiva e non antagonista.

Una modalità che deve essere raccontata per dare fiducia e speranza anche a chi è ancora troppo immerso nella grigia realtà per immaginarne l’esistenza.

Per questo ci sembra importante promuovere il tipo di cultura – e non solo di economia – che vogliamo. La cultura che dà voce e sostanza al nostro fare.

 

E ringraziamo Dominique Marchais per avercene dato un esempio, in un modo così intenso ed efficace, con il suo bel film che vi invitiamo caldamente ad andare a vedere.


Inoltre, volendo dare un ulteriore contributo all’intreccio di questo colorato tessuto culturale, riteniamo di promuovere anche altre importanti piccole azioni intraprese da amici europei per contrastare l’atrofizzazione dei cervelli.

E per questo vi invitiamo:

  • ad organizzare anche nella vostra città una proiezione del film “Nessun uomo è un’isola”, contattando Emanuela Piovano della distribuzione Kitchenfilm: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

  • a com-partecipare alla ideazione e realizzazione di una serie di corti animati (o altri strumenti?) su “Il vero valore del cibo”, promossa dall’Associazione LoFaccioBene (di cui il Consorzio è da sempre amico e sponsor)

  • a collaborare alla proposta di Yannick, amico del Cafè des Images, di Caen, di creazione di una rete di cinema "alternativi", desiderosi di programmare film capaci di aiutarci a riflettere sul vero senso della vita e delle cose che ci circondano (proprio come “Nessun uomo è un’isola”),

  • a segnalarci qualunque film a vostra conoscenza possa essere programmato in quei cinema e qualunque corto possa arricchirela videoteca di LFB


Buona visione

Buone riflessioni

E buone azioni!

 




22/01/2019

 

CON-CORRERE

 

 

 

Bartali e Coppi -  Col du Galibier, Tour de France 1952

Chi dei due passò la borraccia all'altro? Saperlo non ci interessa veramente. Ciò che conta è il gesto umano di solidarietà verso chi corre insieme a te, uno che ti è avversario e che, forse, a questo giro arriverà per primo, ma non importa, perché, in fondo, la sua vita e la tua sono impastate della stessa materia, la sua fatica è la tua, le sue aspirazioni sono tue.

 

L’economia solidale è un’aspirazione.

Il modello di economia che insieme a voi, consumAttori, stiamo cercando di costruire non è certo cosa data. È davanti ai nostri occhi come nella realtà siamo immersi in tutt’altri valori, che plasmano silenziosamente anche la nostra cultura e le nostre azioni.

Creare un’economia - una cultura, una società - più giuste è l’ambizione di tutti noi, che con i nostri lavori e le nostre vite stiamo cercando di mostrare che un’altra via esiste e funziona (e bene!).

Ma il terreno sotto i nostri piedi è stato trattato a lungo con fertilizzanti chimici, crescere equilibrati è una sfida.

E allora capita che la scarsità di un bene (ad esempio gli avocado...) generi, anche nel nostro mondo, forme basse di CONCORRENZA, tra consumatori, tra commercianti, tra gruppi di produttori, per accaparrarselo.

 

E noi, che dichiariamo a gran voce di sostenere “la crescita della concorrenza perché per noi “concorrere” significa correre assieme”, abbiamo il dovere di cogliere queste occasioni per interrogarci sulle implicazioni profonde di questo termine.

Come con-correre, insieme, senza sgomitare per arrivare primi? Come rispondere alle pulsioni più basse che si insinuano anche nei nostri animi, che non ci fanno guardare in faccia nessuno pur di ottenere ciò che vogliamo? Come gestire queste pulsioni - umane ahinoi! - nel modo che più ci piace, senza generare vincitori e vinti?

Concorrere può significare, ed ha significato, dare la possibilità ad altri di percorrere le nuove strade che abbiamo faticosamente aperto, ma aperto per tutti, proprio con l’obiettivo che siano battute da più piedi possibili, che diventino lastrada. E così sono nati i S.I.P. (gli Sbarchi In Piazza, qui un’introduzione e qui un video).

Concorrere può significare, ed ha significato, avere uno stimolo per una creatività positiva, che plasmi forme innovative di collaborazione tra tutti gli attori coinvolti per aumentare in modo sano la disponibilità di un bene scarso. E così sono nate le co-produzioni di avocadi (qui per approfondire).

Ma concorrere allo stesso tempo può significare pestare involontariamente i piedi a chi corre di fianco a noi, troppo presi dalla meta che vogliamo raggiungere, generando le medesime dinamiche dell’economia becera che stiamo cercando di combattere. Il bene scarso può essere motivo di scontro per chi corre, o vorrebbe correre, nella stessa direzione. Può capitare di coinvolgere nel nostro mercato produttori che altri vorrebbero a loro volta coinvolgere. Può capitare di scontrarsi, ma non è nostra intenzione dare il via a guerre di nessun genere.

 

E allora, come tendere la mano a chi si può sentire danneggiato dalla nostra attività? Come rispondere positivamente alle dinamiche di competizione che si vengono (inevitabilmente?) a creare? Come trasformare i conflitti (inevitabili, questi sì) in stimoli positivi, piuttosto che alimentare le pulsioni “egoiche-belliche” che si insinuano anche nei nostri cuori?

Questa questione, affrontata insieme, potrebbe forse contenere in sé la forza creatrice che ci permetterà di fare un ulteriore passo verso l’economia solidale…


E ancora di più. Il tema della concorrenza ci porta diretti a riflettere su un altro delicato tema, che costantemente riemerge nelle discussioni di chi si trova a dirigere o a relazionarsi con il Pollaio: la crescita.

Con la nostra esperienza abbiamo capito che sì, “piccolo è bello”, ma insieme è meglio! Tanti piccoli, solo insieme, possiamo pensare di far vacillare i “grandi” che non ci piacciono (la grande distribuzione organizzata, ad esempio). Tanti piccoli, insieme, possiamo considerare mete quelle che per i singoli erano solo utopie, possiamo osare, e progettare verso un’economia davvero circolare (pensiamo ad esempio al progetto SucCompost, che un’azienda sola non potrebbe permettersi di affrontare, ma, insieme, sta diventando realtà, o a FiCoS, che solo la forza del Consorzio ha potuto sostenere).

Ma allora dove trovare il limite alla crescita di questo organismo collettivo? Da un lato è sotto i nostri occhi che, seppur insieme, non siamo (ancora) grandi abbastanza per ferire il gigante, ma dall’altro lo siamo troppo per chi con-corre con noi e ci percepisce come il fantomatico pesce grosso-acchiappatutto. Come riuscire, se non ad allearci, quanto meno a smettere di farci la lotta tra piccoli che vanno nella stessa direzione??

È necessario per noi fare un passo indietro, anche a costo di tradire le aspettative delle famiglie coinvolte nella nostra attività? Dobbiamo rinunciare alla nostra posizione di privilegio, ottenuta con molto lavoro e con lunghi processi di conoscenza e fiducia reciproche? Dobbiamo chiudere le nostre porte ai produttori ancora neofiti dell’economia solidale che vedono nel Consorzio un mero sbocco commerciale?

O possiamo, forse, approfittare di questa posizione privilegiata per dare maggiore concretezza alla possibilità di espandere quei valori di cui ci sentiamo portatori? E, se sì, come? Crescendo noi? Dando supporto ad altri, affinché crescano nel rispetto reciproco? Ma come mantenere, o costruire, in questo caso, la stessa fiducia?

Cosa non ha funzionato in Siqillyàh (per chi non ne sapesse nulla, date un’occhiata a questo video, dal minuto 2:26)? E in RESSUD (quiqui o qui qualche cenno)? Come possiamo riprovare a costruire quel tanto agognato NOI più grande che permetta a realtà simili di allearsi invece che farsi guerra?

 

È una storia vecchia, ma ancora non abbiamo trovato la quadra.

Ci piacerebbe (ri)provare a trovare risposte a queste domande ricorrenti insieme a voi, client-amici e “con-correnti”, per capire insieme quali potranno essere i prossimi passi per superarci, ed affinare ulteriormente il modello dell’economia (della cultura, della società) che vogliamo.

 

L’economia solidale è un’aspirazione e come tale non è (ancora) raggiunta.

Ma l’utopia di molti, insieme, può diventare meta.

E la meta si può raggiungere.

 

Nota:

Questo pizzino nasce da un'intensa riflessione interna stimolata da un "boatos" esterno

Un piccolo "incidente" che si trasforma in un'occasione di crescita collettiva: una partita di avogados venduta a noi, anziché ad un gruppo d'offerta che forse avrebbe potuto comprarla, da parte di un produttore calabrese non legato associativamente o commercialmente né a noi né a quel gruppo d'offerta.

Poiché non ci piace, né ci è mai piaciuto, che i sussurri s'ingigantiscano passando da orecchio ad orecchio, e contribuiscano ad alimentare il già troppo rumore di fondo, cogliamo questa occasione per invitarvi, tutti, ad una riflessione collettiva.

Grazie della partecipazione.


10/01/2019

 

”OPERAZIONE BARBAJANNI!”

 

(ovvero Co-co-produzione tutti insieme per piantare alberi nell'azienda di Vincenzo)

 

PRONTI? VIA!

 

? acquistare e pagare i frutti prima ancora che gli alberi siano piantati?

 

Ma siete pazzi?

 

? preoccuparsi più del meteo a Lentini che della Borsa di Milano?

 

? gioire per ogni giorno di sole e dolersi per ogni notte di vento e di gelo dalle nostre parti?

 

? prendersi tre giorni/una settimana di ferie per venire a vedere come stanno i vostri alberi e magari aiutare a prendersene cura? (nulla impedisce di approfittarne per andare a fare un bagno o una camminata sugli Iblei o andare a vedere che dice la vecchia signora, l’Etna…)

 

E, dal nostro versante, di produttori, pensare che la salvezza di uno “trascina” la salvezza di tutti?

 

? accantonare temporaneamente i propri progetti per concentrarci tutti sul progetto di uno di noi?

 

? rinunciare ad una piccola parte dei nostri magrissimi guadagni per permettere ad un agricoltore di continuare ad esistere come produttore?

 

Ma siamo pazzi?

 

È una vecchia questione: se essere pazzi vuol dire andare in direzione opposta alla dominante cultura individualista e cercare di costruire Bene Comune, allora sì, siamo pazzi!

 

Orgogliosamente pazzi!

 

Il progetto di risanamento dell’Azienda Barbajanni di Vincenzo Vacante è pronto, dettagliatissimo e molto credibile. (qui: Progetto Barbajanni)

 

Noi ci mettiamo 20mila euro, la nostra fiducia nel futuro e nel Capitale delle Relazioni che abbiamo costruito, la nostra affidabilità commerciale, la forza di attendere tre anni che Vincenzo cominci a restituirci i 20mila secondo la formula 0/0/0/10/20/30/40 (0% nei primi tre anni, 10% al quarto e così via…), sotto la forma dell’anticipo sui suoi futuri conferimenti.

 

A voi che vi siete dimostrati entusiasti di partecipare a questo progetto, invece, ri-proponiamo la formula consolidata con la co-produzione di avogados: 0/10/20/30/40 (nessuna restituzione al primo anno, 10% al secondo, 20% al terzo, 30% al quarto, il restante 40% al quinto), sotto la forma di acconto sulle nostre prossime forniture.

 

Garantisce sempre il Consorzio.

 

Se siete interessati, vi invieremo la bozza del contratto legale a cui stiamo lavorando.

 

E possiamo, finalmente, aprire le danze!

 

…augurandoci che quelle delle appena trascorse feste vi abbiano portato buona energia per andare avanti, assieme, nel nostro modesto, ma allo stesso tempo ambizioso, tentativo di cambiare il mondo a piccoli passi concreti…

 

….di continuare a fare assieme la nostra Piccola Rivoluzione Gentile…

 

Grazie!



29/12/2018

 

Terremoto


Ringraziamo i tantissimi che ci hanno scritto e telefonato per avere notizie.

 

Ci scusiamo con quelli a cui non siamo riusciti a rispondere direttamente.


La situazione sembra essersi stabilizzata, ma con l'Etna non si può mai sapere.

 

Come sapete, il terremoto ha interessato principalmente il fianco est dell'Etna e le nostre aziende sono sparse su un territorio molto più vasto, quindi la maggior parte di noi non l'ha avvertito.

 

Nessuno di noi è stato coinvolto direttamente nel terremoto, nessun ferito.

 

Alcuni muri perimetrali di nostri soci sono crollati ed ha ceduto il tetto di una casa, momentaneamente non abitata, di un nostro amico, agricoltore bio.


Gli effetti più sensibili e persistenti potrebbero essere causati dalle ceneri che da alcuni giorni il Vulcano sta spargendo attorno a sè, anche a molti km di distanza, in questo momento (7.44 del 28 dicembre) in diminuzione:

 

Le ceneri, pesanti ed abrasive, oltre ad intasare canalette di scolo e gravare sui tetti, penetrano tra le foglie degli ortaggi, le brattee dei carciofi e i fiori di cavolfiori e broccoli.

 

Inoltre, rimangono per mesi sugli alberi, anche dopo che la pioggia lava le piante, perchè si insediano nelle ascelle delle foglie degli alberi, rendendo le raccolte e le potature successive una vera pena (ceneri sottilissime ed abrasive negli occhi).

 

E rimangono a dormire tra i frutti, quando questi sono a contatto, a grappolo.

 

In questo caso, possono danneggiarli, specie se seguono, nelle settimane e mesi successivi, venti e piogge.


Detto questo, lo spettacolo, in questi giorni di cieli tersissimi, è stato ed è bellissimo

 

Ed è proprio alle ceneri cadute nei secoli scorsi che si deve la straordinaria fertilità di alcune zone dell'Etna e le caratteristiche pedologiche che la rendono tra le aree al mondo più propizie per alcune colture, avogados compresi.


Grazie a tutte e tutti per l'attenzione che sempre mettete in tutte le nostre vicende, facendoci sentire che le percepite come anche vostre.



15/11/2018


Un saluto a Cesare Melfa, buon viaggio anima bella.

''Felice della vita e circondato da immenso amore'' Cecè 

    

                                                             

 

Acqua ca lava

ventu ca 'sciuga
sugnu figghiu di la Terra
lu mari mi cheta

Passu appressu passu
s'arricrìa lu me pedi
scausu supra a rina

S'arricrìa lu cori
a taliàri 'u mari
ca unna appressu unna
m'allinchi d'amuri

E unna appressu unna
lu mari 'a matri Terra accarizzava,
circannu puisia,
pricisu comu a mia

E l'attruvai ammucciata
dintra lu me pettu
niscìu di bottu
e cchiù nun si firmò

Pirchì sulu ju sacciu 
di 'stu cori cchi mi nesci
ca quannu caminu ccu li piduzzi scausi
accarizzu biddizza

Lu cori di la Terra ca mi cunta
ca lu ciatu di lu ventu é 'na carizza.

Cesare





Aho Mitakuye Oyasin.... Tutte le mie relazioni.

Vi onoro in questo ciclo di vita con me oggi. Sono grato per questa opportunità di riconoscervi in questa preghiera....

Per il Creatore, per il dono supremo della vita, io ti ringrazio.
Per il popolo minerale che hai costruito e mantenuto le mie ossa e tutto il progetto per la mia esperienza di vita, io ti ringrazio.
Per il popolo floreale che sostieni i miei organi e il mio corpo e mi dai le erbe curative in caso di malattia, io ti ringrazio.
Per il popolo animale che mi nutri dalla tua stessa carne e offri la tua compagnia fedele in questo cammino di vita, io ti ringrazio.
Per il popolo umano che condivide il mio percorso come una sola anima sulla sacra ruota della vita terrena, io ti ringrazio.
Per il popolo Spirituale che mi guida invisibile attraverso gli alti e bassi della vita e per portare la fiaccola della luce attraverso i secoli, io ti ringrazio.
Per i quattro venti di cambiamento e di crescita, io vi ringrazio.
Siete tutti le mie relazioni, i miei parenti, senza i quali non sarei vivo. Siamo nel ciclo della vita insieme, co-esistenti, co-dipendenti, co-creando il nostro destino. L'uno, non meno importante dell'altro. Un popolo che si evolve dall'altro e tuttavia ognuno è dipendente da quello appena sopra e da quello appena sotto. Tutti noi siamo parte del Grande Mistero.
Grazie per questa vita.










3/11/2018

 


SUCCOMPOST DALLO SCARTO?

 dove SUCCOMPOST  è uno di quei neologismi che ci piacciono tanto = SUCCO di arancia + COMPOST

 SCARTO significa solo essere costretti ad aderire all’aberrante logica di “GRANDE è meglio” (???)

una proposta di filiera nella quale si valorizza tutto e non si butta niente

 nella quale essere ATTORI, INSIEME

 

 

Una delle cose che mi ha colpito di più la prima volta che ho visto il magazzino per la lavorazione delle arance del Consorzio è stata la colonna di “binze” (cestelloni da oltre due quintali) di arance che presentavano qualche difetto o che erano di pezzatura ridotta.

Tonnellate.

Il primo pensiero: -Ottimo, prodotto gratis per me, per i miei amici e per trasformare. Quanto? 20 kili? 30 kili? 100?

 

E le altre decine di migliaia?

 

Vorrei che fosse chiaro da subito che questa è la normalità nella filiera di raccolta e vendita della frutta oggi. Ieri non so, forse si era meno schizzinosi :).

 

Nell’immaginario collettivo è stata inculcata la nozione di “bello grosso” (quando? da chi? forse dagli americani dopo la guerra? per vendere chimica per l’agricoltura?).

 Mai si sente dire, per la frutta, “bello piccolo”.

 …eppure, non dominava, nei circuiti alternativi, qualche decennio fa, lo slogan “piccolo è bello”?

E quindi? Mah!

Eppure, se pesiamo un kg di arance “belle (?) grosse” ed un kg di arance “brutte (?) piccole” e poi ne pesiamo il relativo succo, vedremo che spesso di succo ne fanno più le “brutte”.

E si spremono pure meglio…

Ma questa è un’altra storia, un’altra riflessione da fare assieme, per trarne conseguenze operative, ma intanto noi siamo costretti a “scartare”.

  

Chiedendo, ho scoperto che questo prodotto è destinato all'industria (parliamo di sotto-misura, non di marcio) e che il prezzo di conferimento di questo “scarto” non copre nemmeno il costo di raccolta, trasporto in magazzino e lavorazione.

Morale? Al produttore non ne viene nulla e, se lo scarto è alto (condizione non troppo rara purtroppo), si trasforma in una perdita.

Quello che non riesco ad accettare è come un millimetro di differenza di diametro, impercettibile ad occhio nudo, possa determinare una differenza di valore così alta per due arance che provengono dallo stesso campo, dallo stesso albero, che sono state coltivate con le stesse cure e la stessa attenzione.

Sopra i 55 mm va in cassa, e lo pagate 1,50; se è 54 mm, va nella binza dello scarto, e a noi produttori viene zero…

Un millimetro di differenza sul quale mi sono scervellato per mesi, incapace di accettare questa condizione “normale”.

 
A febbraio di quest'anno conosco Fabrizio Nardo e RED ISLAND, una società di Caltagirone (vicino la mia campagna) che mi propone di utilizzare un concime da lui prodotto che si ottiene mediante fermentazione fungino-batterica del “pastazzo di agrumi”, ovvero lo scarto di lavorazione di quelle arance piccole o graffiate che non sono adatte alla commercializzazione come prodotto fresco.
Compost ottenuto da uno scarto di lavorazione di un’industria virtuosa che ricicla le acque di lavorazione, riduce gli scarti organici e produce succo biologico 100% arancia rossa di Sicilia?

Mi sono innamorato, ho provato il concime, ne sto testando la qualità e devo dire che mi piace.

 

Mmmm, la cosa si fa interessante.

  

Provo a condividere con voi il pensiero che ho avuto:

 

Vi interesserebbe avere un succo di arancia fatto con le nostre arance nei mesi in cui il frutto fresco non è più disponibile? (da Giugno a Settembre per intenderci)

Perché, se a voi può interessare, io già immagino una piccola filiera che, perdonate il mio eccesso di entusiasmo, è un gioiellino:

 ·         La nostra arancia di scarto triste per un millimetro, insieme a tutte le sue sorelline che condividono la stessa sorte, la trasformiamo in succo.

 ·         Dallo scarto di questa lavorazione Fabrizio produce il compost che noi produttori acquistiamo per utilizzarlo nelle nostre aziende.  

 

Dall'albero all'albero, passando per agricoltori, trasformatori, consumTTori, e tornando agli agricoltori in un circuito talmente trasparente e tracciato che non può che farmi spuntare un sorriso di compiacimento.

 

Ci piace?

 

 

 

 e è vero che ci piace come immagino, quello che propongo è di mandarvi intanto una campionatura di succo prodotto da RED ISLAND per capire se e quanto il succo sia di vostro gradimento.

 

Vi chiediamo di dedicare un vostro momento di incontro, al momento della distribuzione dei nostri prodotti, per esempio, per poterlo assaggiare insieme, e, se vi piace, continuare a ragionarci su insieme.

 

Quello che vi manderemmo, chiaramente, non sarà il nostro, ma quello già da loro prodotto, per cui non stupitevi se l'etichetta è in Giapponese :-).

 

 

 

Non vi chiediamo un pre-acquisto o un impegno formale, quello che è necessario oggi per portare avanti questa operazione (che oltre ai costi di produzione necessita di tanto lavoro di programmazione, logistica, stime, etc.) è costruirla Insieme.

 

Occorre valutare bene di quanto succo parliamo (le confezioni sono in brik da 1 litro e la produzione minima è di 10000 litri!) e da questo iniziare a co-progettare.

Ci vogliono poco meno di 3 kg di arance per fare un litro di succo, mediamente.

Voi pagate normalmente 4,50 euro per 3 kg di arance.

Vi proponiamo un prezzo di 4 euro per un litro di succo surgelato, con quasi gli stessi nutrienti dei 3 kg di arance fresche, da utilizzare quando le arance fresche non ci sono.

 

Ci teniamo a precisare che per noi questa non è un’operazione lucrativa.

È un’operazione volta quasi soltanto a dare “dignità” ad un prodotto: succo con la firma e tracciabile, piuttosto che succo anonimo, che viene da chissà chi e va a finire chissà dove.

Quei 4 euro che voi pagherete, se vorrete, coprono solo i costi di trasformazione, imballaggio, gestione e trasporto, oltre al valore della materia prima.

Che, forse, alla fine della storia, e se avremo fatto tutto per bene, INSIEME, varrà per noi 20/25 centesimi, piuttosto che i 16 che ci vengono pagati per lo “scarto” bio.

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